Le coccole: un bisogno, non un vizio

Immagine di un neonato tenuto in braccio e coccolato

di Katia Caravello

Alla nascita di un figlio, i neogenitori sono catapultati in una realtà nuova, alle prese con un compito importante per il quale non esiste un manuale di istruzioni. E’ così che le neo mamme ed i neo papà vengono sommersi di consigli non richiesti, molto spesso fondati su presupposti sbagliati, privi di qualsiasi fondamento scientifico e basati su pregiudizi errati.

“Non tenerlo troppo in braccio”, “non correre al primo segnale”, “abitualo a dormire da solo”, “fallo piangere un po’ così tirerà fuori le sue risorse”: queste sono solo alcune delle frasi che si sentono ripetere i neo genitori, soprattutto le mamme, da chi pensa che rispondere immediatamente alle esigenze dei bambini e coccolarli significhi viziarli…

peccato non sia così!

Nella nostra cultura si tende a pensare che i bambini “bravi e indipendenti” siano quelli che si staccano presto dal seno e dalle braccia materne, e che già a pochi mesi di vita imparano ad addormentarsi da soli per dormire tutta la notte. In realtà, dalle ricerche scientifiche emerge che i bisogni irrinunciabili dei bambini sono legati alla ricerca del contatto fisico con chi si prende cura di loro, notte e giorno. Si tratta delle cure “prossimali”, ovvero di quelle che prevedono la vicinanza tra adulti e bambini.

Il contatto fisico è un bisogno.

“Per i bambini piccoli essere portati, cullati, accarezzati, tenuti, massaggiati, sono tutti nutrimenti indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più. Se viene privato di tutto questo e dell’odore, del calore, della voce della madre che conosce bene, il bambino, anche se gonfio di latte, si lascerà morire di fame” F. Leboyer

Ogni bambino, in qualsiasi cultura, ha bisogno di contatto fisico, di essere accudito, di essere nutrito anche affettivamente, di fidarsi delle proprie sensazioni e della capacità di comunicarle ricevendo adeguata risposta. Se un bimbo smette di piangere non appena lo si prende in braccio, non è perché è viziato, ma semplicemente perché con il pianto ha segnalato un suo disagio, il suo bisogno di sicurezza e protezione, che il contatto fisico con la mamma, o un adulto di riferimento, ha soddisfatto, rendendo inutile il pianto (che, ricordiamolo, è l’unico strumento che un neonato ha a disposizione per comunicare i propri bisogni).

I bambini non sono una “tabula rasa” su cui i genitori devono scrivere regole e principi educativi provenienti dall’esterno.  Per quanto si tenda a pensare il contrario, i bambini sono competenti tanto nel sentire che nel comunicare i propri bisogni.

Non è vero che i bambini cresciuti rispettando il loro bisogno di contatto non hanno regole o che siano per questo viziati e maleducati. Per crescere, regole e limiti sono importanti quanto gli abbracci.

Dare valore al contatto e all’educazione affettiva significa dare un nome ai sentimenti e a tutte le emozioni di grandi e piccini con pari dignità e rispetto.

Cosa dicono le ricerche.

La ricerca in ambito infantile negli ultimi decenni ha evidenziato come il bambino, seppure molto competente fin dalla nascita su diversi fronti, è anche il cucciolo che (rispetto agli altri mammiferi), persiste più a lungo in uno stato di dipendenza dagli adulti ed il cui sviluppo richiede parecchi anni per completarsi. Ciò dipende dal fatto che il cervello umano, estremamente sofisticato, alla nascita è molto immaturo, ovvero non ha completato il suo sviluppo

Le ricerche evidenziano, tra gli altri, il contatto fisico come uno dei bisogni che andrebbero soddisfatti per un equilibrato sviluppo degli esseri umani. E’ infatti emerso che coloro che hanno avuto un costante contatto fisico, sono stati spesso tenuti in braccio e hanno ricevuto molta attenzione durante la prima infanzia, da adulti hanno un’abbondanza di recettori del cortisolo (l’ormone dello stress). Ciò significa che possono facilmente gestire le frustrazioni e difficoltà.

Gli studi con i massaggi ai neonati dimostrano fino a che punto i contatti siano importanti per i più piccoli. Essi, infatti, hanno evidenziato che i bambini prematuri regolarmente massaggiati hanno un livello più basso di cortisolo, piangono di meno e recuperano più rapidamente i deficit dello sviluppo. Inoltre, se la madre soffre di depressione postparto, questi massaggi possono aiutare a costruire un legame più forte con il bambino.

Le ricerche, inoltre, sottolineano come il contatto fisico stimoli la produzione di ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore”, il quale promuove il rafforzamento del legame mamma-bambino, facilita l’allattamento, riduce lo stress e l’aggressività, abbassa la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca, aumenta la curiosità, il senso di benessere, le capacità mnemoniche ed empatiche.

Infine, è dimostrato come i bambini che beneficiano di contatto fisico e accudimento amorevole sviluppino meglio il loro cervello rispetto ai bambini che vivono una più scarsa qualità della relazione con i genitori. I bambini che in età prescolare godono di cure particolarmente attente da parte delle mamme sviluppano un ippocampo mediamente più grande del 10% rispetto a quello dei bambini che non hanno ricevuto tali attenzioni. Ciò significa che le coccole della mamma (o comunque degli adulti di riferimento) rendono i bambini più intelligenti, in quanto consentono loro di sviluppare in modo più accentuato un’area del cervello essenziale nella risposta all’apprendimento, alla memoria e allo stress.

Conclusione.

Il distacco e l’indipendenza nascono dal contatto, dalla sicurezza di essere accolti e ascoltati nel momento del bisogno, e dalla fiducia in chi si prende cura di noi, non il contrario.

Contrariamente a quanto si è portati a pensare, più il bisogno di contatto fisico del bambino viene appagato, prima egli diventa autonomo, questo perché la vera autonomia deriva da un bisogno di contatto soddisfatto.

Il contatto fisico non vizia i bambini! “Non si vizia un bambino con l’amore, le manifestazioni fisiche di affetto, la sintonia emotiva e le attenzioni. Quando i nostri figli hanno bisogno di noi, noi dobbiamo esserci per loro” (D. Siegel/T. Payne Bryson “La sfida della disciplina” ed. Cortina).

Come si sa regolare con l’assunzione di cibo, così il bambino si stacca naturalmente dall’adulto quando ha riempito la sua “pancia affettiva” per esplorare l’ambiente, crescere, imparare, diventare sempre più indipendente. attraverso il contatto fisico, il bambino conquista sicurezza e fiducia in chi si prende cura di lui e, conseguentemente, in se stesso: questo gli sarà sicuramente di utilità per affrontare le inevitabili frustrazioni e fatiche della vita.

Immagine di un neonato coccolato tra i due genitori
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