Ragazzi in sovrappeso. Prendersene “cura” cominciando dallo stigma sul peso e dalla scelta delle parole

di Rita Tanas, Specialista in endocrinologia

Famiglia con entrambi i genitori e la figlia un po' sovrappeso che passeggiano sorridenti nel bosco

Vogliamo condividere con voi alcune riflessioni per le famiglie che sanno di avere un figlio con un eccesso ponderale e suggerimenti per occuparsene: curarsi senza peggiorare a situazione.

Uno dei fattori responsabili di persistenza, peggioramento e ostacolo fino all’abbandono nella cura dell’obesità per persone di ogni età è lo stigma verso il peso: ovvero attribuire caratteristiche loro negative e ritenerle “pigre, sciatte, poco intelligenti e non attraenti” e responsabili della loro condizione.

Lo stigma è ovunque: in ambito familiare, scolastico e sanitario. Può essere noto a chi lo sente, esplicito, o restare inconsapevole, implicito.

Tabella 1 Lo STIGMA sul Peso

DoveCaratteristiche
Famigliainizio molto precoce, già in età prescolare, soprattutto se i genitori lo hanno subito a loro volta. Può spingerli ad assumere atteggiamenti alimentari pericolosi per la salute dei loro bambini
ScuolaDiffusione enorme e in aumento non solo fra i compagni ma anche fra gli educatori. Già a 6 anni i bambini con obesità sono “trascurati”, mentre quelli con obesità grave addirittura “respinti” dai compagni.
Sanitàpresente in ogni ambito, dalle cure primarie alle specialistiche, dagli studenti di medicina, di scienze infermieristiche o di nutrizione ai professionisti dell’obesità, spesso senza consapevolezza, aumenta con la progressione temporale dell’attività.

Lo stigma sul peso è pervasivo, più forte e più diffuso e in aumento rispetto a quello sulla razza e orientamento sessuale, che stanno calando.

 

Rebecca Puhl che se ne occupa da circa 20 anni ha riassunto i potenziali effetti nocivi dello stigma sul peso

Tabella 2 Effetti nocivi dello STIGMA sul peso

ambitotipologia
psicologicidepressione, ansia, bassa autostima, ideazione suicidaria, insoddisfazione per il proprio corpo
comportamentalicomportamenti alimentari insani (salto dei pasti, diete a ridottissimo contenuto calorico < 800 calorie/die, pasti ipocalorici pronti) o estremi (digiuno, vomito, uso di farmaci), e rifiuto dell’attività motoria, rifiuto delle cure sia per l’obesità che per altre patologie
fisiciaumento del cortisolo degli indici di flogosi, della glicemia e dell’insulino-resistenza, delle comorbilità dell’obesità, dei disturbi alimentari e della mortalità per qualunque causa

La derisione soprattutto se ripetuta, agita da figure importanti (genitori, pari, insegnanti, pediatri) e sviluppata precocemente viene col tempo interiorizzata così che le stesse vittime, anziché difendersi, diventano auto-deridenti. Lo stigma interiorizzato è ancora poco noto, ma ci rivelerà presto il suo ruolo potente soprattutto in età evolutiva nel bloccare ogni tentativo di cura in ogni contesto e per tutta la vita.

Lo stigma (da qualsiasi fonte) è indirettamente associato a esperienze sanitarie peggiori, forse proprio grazie alla sua internalizzazione.

Un articolo appena uscito sviluppato dai questionari di circa 14 mila adulti aderenti ai programmi Weight Watcher di vari paesi (Australia, Canada, Francia, Germania, UK, US) sostiene che il 66% (74% in Germania) dei partecipanti ha riportato stigma da medici nell’ultimo anno.

Tabella 3 Conseguenze dello STIGMA interiorizzato (autostigma) per le persone con eccesso di peso

Evitamento delle cure
Sensazione di essere giudicati per il peso
Sensazione di non essere ascoltati
Sensazione di non essere rispettati dai sanitari
Minore adesione a visite ed esami di controllo di routine
Peggiore qualità dell’assistenza sanitaria

 

La credenza che il peso dipenda prevalentemente dalla responsabilità individuale sullo stile di vita alimentare e motorio, che un peso elevato significhi cattivo comportamento e cattiva salute, rinforzata anche dai messaggi governativi e dai social, perpetua e aggrava sia lo stigma che l’obesità stessa in un terribile circolo vizioso. I figli di genitori consapevoli, rivalutati dopo anni, sono più a rischio di peggioramento. Gli adolescenti derisi presentano più sofferenza psicologica e minore risposta sul peso al trattamento.

Lo stigma sul peso è peraltro tuttora ritenuto utile, anche dai genitori come da eminenti professionisti sanitari, a motivare all’adozione di comportamenti favorenti la perdita di peso. In realtà influenza negativamente la pratica di attività motoria e i comportamenti alimentari, riduce l’intenzione di cambiare, la self-efficacy e, invece, correla positivamente con l’aumento del peso negli anni successivi.

La sanità internazionale sta cercando di attirare attenzione e creare consapevolezza, in specie dei professionisti, sullo stigma e promuoverne la lotta da vari anni. Purtroppo ancora non ci sono percorsi vincenti per ridurlo che abbiano dimostrato di essere efficaci e restare tali negli anni.

Tabella 4 Comportamenti da modificare in sanità

Aumentare la conoscenza della complessità delle cause dell’obesità oltre lo stile di vita ed i comportamenti
The People-first-language: per esempio non parlare di “bambino obeso”, ma di “bambino affetto da obesità”.
La scelta delle parole per dialogare di obesità con le famiglie affette. Usare parole che non suscitino giudizio e sensi di colpa, ma voglia di progettare insieme un percorso vincente (1).
tre ragazzi sovrappeso che giocano a calcio

La mia esperienza personale

Quando nel 2000 ho cercato un nome per il mio progetto di cura nel 2000 lo chiamai “La Cura dei Palloncini” per dargli un taglio leggero e giocoso, spogliandolo di tutti i significati negativi, di cui questo argomento era carico. Però sentii subito che anche questa immagine evocava vergogna, offendeva i bambini. Cercai quindi con i miei pazienti qualcosa che fosse condivisibile come “bello e simpatico”, anche se “rotondo”. Arrivammo a “Perle e Delfini”, immagini che suggeriscono il messaggio del “piacere e piacersi”, del “simpatico e attivo”. Bellezza e simpatia, che oggi sembrano identificarsi solo con la “magrezza”, si possono, invece, associare al piacere di piacersi, le “perle“, e di star bene giocando, i “delfini“, perché anche “tondo” è bello, se “simpatico e attivo”.

Diffondendo questo progetto, partendo proprio dalle “parole”, vorrei invitare professionisti e genitori ad accostarsi alla cura con nuovi occhiali, senza sensi di colpa, senza la ricerca del colpevole, con prospettive nuove. http://www.perledelfini.it

Ai professionistiAi genitori
Chiedete il permesso di occuparveneScegliete bene il professionista cui affidare la cura.
Chiedete con quale parole parlarneCercate di conoscerlo prima di affidargli il problema
Chiedete il permesso di fare tante domande sui comportamenti e cercate di ridurle al massimo per non mettere in colpa le famiglieScegliete il professionista che abbia dimostrato di volervi sostenere con empatia alla ricerca di un maggior benessere per la vostra famiglia e non farvi vergognare
Chiedete se ritengono opportuna la presenza del bambino alla discussione. Per bambini piccoli ci si può rivolgere esclusivamente ai genitori: sarà loro cura coinvolgere e condividere il percorso con loro in base alla loro maturità.Siate preparati ad un coinvolgimento familiare. La ricerca di uno stile di vita  più salutare, necessita di una relazione rispettosa, accogliente, empatica, inclusiva superando ogni forma di pregiudizio e stigma.
Spostate il vostro obiettivo dal calo dei kg alla salute globale e proponete loro di fare lo stesso.Siate pronti a cambiare i vostri obiettivi dal peso dei vostri figli al loro benessere globale .
Fidatevi delle loro risposte; la verità assoluta non esiste e loro vi stanno offrendo la loro verità. Dare loro gli occhiali per vederci meglio è vostro compito.Non abbiate fretta di vedere i risultati. I bambini sono tutti diversi ed incontrano ostacoli diversi. A volte occorre molto tempo per riuscire a cambiare e/o registrate un miglioramento

La scelta delle parole

L’importanza delle parole è scontata per chi si occupa di Psicologia o Narrazione Terapeutica o Teatro ma per i “laici” può essere utile un approfondimento.

Lo Stigma sul peso è una svalutazione sociale e denigrazione degli individui a causa del loro peso corporeo in eccesso con conseguenti atteggiamenti negativi, stereotipi, pregiudizi e discriminazioni.

L’Interiorizzazione dello stigma sul peso si verifica quando gli individui assumono su di sé la colpa del peso e rivolgono a se stessi gli stereotipi sul con conseguente auto-svalutazione.

Lo Stigma in ambito Sanitario è la convinzione, purtroppo frequente fra gli operatori sanitari, che le persone con obesità non siano aderenti ai loro consigli o alle cure e che, quindi, le strategie di gestione dell’obesità non possano funzionare. Tali convinzioni portano alla discriminazione, cioè al trattamento ingiusto delle persone a causa del loro peso: gli operatori sanitari dedicano meno tempo per curarli, hanno comunicazioni poco sensibili o affrettate o stabiliscono un rapporto meno empatico con loro, fino alla negazione delle cure da parte dei sanitari o all’evitamento delle stesse da parte delle persone con obesità. Avere obiettivi terapeutici troppo elevati e, quindi, irrealizzabili ed esclusivamente rivolti al calo ponderale porta anche gli operatori più attenti, che hanno preso in cura adeguatamente e con sensibilità i loro pazienti, a sentirsi falliti e condividere con i loro pazienti la responsabilità del fallimento.

Madre e i due figli un po' sovrappeso che stanno giocando seduti sul divano
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on telegram
Share on whatsapp
Share on email

Lascia un commento