Quindici anni di Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità

A sinistra il logo della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità costituito da due anelli concentrici. Le due metà di ogni anello sono di colore diverso e terminano in basso con la raffigurazione di una mano stilizzata. Al centro un cerchio di colore azzurro che rappresenta la figura di una persona che viene abbracciata. A destra la scritta: "Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 3 dicembre"

di Franco Lepore *

Tra qualche giorno saranno quindici anni dall’emanazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità adottata dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006 a New York. Il trattato ha segnato un punto di svolta epocale in ordine alla concezione della disabilità. La differenza di mentalità rispetto al passato risiede già nel titolo: “diritti delle persone con disabilità”. Non si parla più solo di handicappati o disabili, prima si parla di persone.

La disabilità è in concetto in continua evoluzione in base al contesto storico e culturale che si prende in esame. Nel passato la disabilità veniva intesa come qualsiasi limitazione, qualsiasi perdita, conseguente alla menomazione, della capacità dell’individuo di compiere quelle attività considerate normali per l’essere umano.

La Convenzione invece definisce la disabilità come il risultato dell’interazione tra persone con minorazioni e barriere attitudinali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di parità con gli altri. In particolare si individuano le persone con disabilità in coloro che hanno menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali a lungo termine che, in interazione con varie barriere, possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di eguaglianza con gli altri.

La Convenzione sottolinea alcuni valori fondamentali tra cui il rispetto per la dignità, l’autonomia individuale, la non discriminazione, la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società, il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa, la parità di opportunità, l’accessibilità. In quest’ottica, diviene fondamentale la ridefinizione di opportuni strumenti in tutti gli ambiti sociali nei quali le persone con disabilità incontrano ostacoli. che non favoriscono la loro piena ed effettiva inclusione sociale.

La Convenzione, quindi, sancisce un nuovo approccio alla disabilità riconducibile all’esistenza di barriere di diversa natura ed identifica nel superamento di tali barriere l’obiettivo da raggiungere. E’ pertanto compito degli Stati Parti garantire e promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone, senza discriminazioni di alcun tipo basate sulla condizione di disabilità.

La Convenzione non riconosce nuovi diritti alle persone con disabilità, ma, spostando l’asse dalla mera assistenza medica ad un’azione globale volta ad eliminare ogni forma di discriminazione, costituisce lo strumento per garantire in modo effettivo l’eguale e pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali, a prescindere dalla condizione di disabilità.

La Convenzione si prefigge lo scopo di promuovere, proteggere e assicurare alle persone con disabilità il pieno ed eguale godimento di diversi diritti tra i quali:

il diritto alla vita, alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla cultura, ad una vita indipendente,

alla mobilità, alla libertà di espressione e, in generale, alla partecipazione alla vita politica e sociale.

La Convenzione introduce anche il concetto di progettazione universale definita come “la progettazione di prodotti, strutture, programmi e servizi utilizzabili da tutte le persone, nella misura più estesa possibile, senza il bisogno di adattamenti o di progettazioni specializzate. Viene altresì esplicitato il principio dell’accomodamento ragionevole inteso come le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali.

Ad oggi sono ben 186 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, oltre all’Unione Europea. L’Italia ha ratificato la Convenzione con la legge 3 marzo 2009 n. 18.  Questo mutamento di prospettiva consente di considerare le persone con disabilità come parte integrante della società umana, pertanto la Repubblica deve garantire a costoro il godimento di tutti i diritti contenuti nella Convenzione per sostenere la loro «piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri».

La ratifica della Convenzione impegna lo Stato Italiano ad aggiornare e migliorare le legislazioni e le politiche indirizzate alle persone con disabilità. La normativa italiana a tutela delle persone con disabilità è piuttosto articolata. Il cambio di paradigma, di tipo culturale, che va compiuto per ottenere davvero risultati positivi è quello di considerare tali norme non come un “vincolo” penalizzante, ma un’opportunità finalizzata ad un beneficio generalizzato. Non quindi rigide norme per le persone con disabilità, ma provvedimenti operativi e linee guida per ottenere un ambiente che sia più confortevole e sicuro per tutti.

In questi quindici anni qualcosa è stato fatto, ma c’è ancora moltissimo da fare per una concreta attuazione dei principi sanciti nella Convenzione anche in Italia. È stato istituito l’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, che rientra nell’ambito dei meccanismi di coordinamento che gli Stati hanno l’obbligo di implementare per promuovere e monitorare l’attuazione della Convenzione. L’Osservatorio ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità. L’Osservatorio ha elaborato già due Programmi di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità.

Recentemente la missione 5 del PNRR ha previsto l’adozione di una legge quadro sulla disabilità, la quale ha il suo fulcro nel progetto di vita personalizzato e partecipato. Questo comporterà anche un aggiornamento delle varie leggi che disciplinano la disabilità, sulla base della moderna concezione della condizione di disabilità secondo il principio biopsicosociale.

In Italia purtroppo non è mai stata fatta una vera campagna informativa per la diffusione della Convenzione tra le associazioni, le famiglie, gli operatori e le pubbliche amministrazioni, le quali spesso rimangono ancorate al vecchio modo di vedere la disabilità, con le discriminazioni che ne conseguono. La verità è che in Italia la Convenzione è largamente inattuata perché in gran parte sconosciuta. Inoltre molte leggi che tutelano le persone con disabilità rimangono spesso inapplicate, senza tra l’altro i dovuti controlli. Effettivamente l’Italia ha fatto propri i principi enunciati nella Convenzione mediante la ratifica del 2009. Da più parti emerge la volontà di evitare che questo testo rimanga lettera morta, ma riguardo la sua concreta applicazione c’è ancora molto da fare.

*Avvocato

  • Disability Manager della Città di Torino
  • Socio fondatore di FE.D.MAN.
  • Presidente UICI Piemonte

 

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