Lavoro e disabilità… parliamone!

di Daniela Fiordalisi

Care lettrici e cari lettori, lieta di questa opportunità, intraprendo qui un breve volo panoramico sul tema del mondo della disabilità.

Indosso insieme a voi le lenti del pregiudizio, sperando che, alla fine del viaggio, possano diventare dei vecchi occhiali da appoggiare sulla scrivania, mentre nascono nuove riflessioni.

Il mio obiettivo è partire da alcune consapevolezze, per smontare piano piano, anche nei prossimi appuntamenti, qualche pregiudizio sul tema della disabilità e, di conseguenza, sulle stesse persone disabili, nella società e nei luoghi di lavoro.

Non solo dati…

In questo articolo, non intendo snocciolare dati sull’occupazione, né intendo convincere datori di lavoro di quanto sia importante dare opportunità ad una persona disabile. Non intendo parlare dei diritti delle persone con disabilità, né di quanto siano più o meno valide le leggi a tutela degli inserimenti lavorativi delle categorie protette.

Posso già anticiparvi che, ovviamente, affronteremo tutti questi temi insieme a Le Lenti del Pregiudizio…

Tuttavia, ritengo che , per affrontarli davvero, non posso dare per scontati alcuni concetti fondamentali e soprattutto, credo che debbano essere scardinati alcuni stereotipi, a partire da come viene raccontata la disabilità, in generale e nel mondo del lavoro…

Le parole per raccontare…

Vorrei iniziare dall’importanza delle parole: non esistono portatori di handicap, diversamente abili, diversabili, vulnerabili, minorati, limitati o altro che dir si voglia! Le persone con disabilità, per l’appunto, si chiamano persone con disabilità.

Politically correct? Eleganza stilistica? No, solo che è fondamentale, per scardinare molti stereotipi, entrare nell’ottica che la persona è al centro. L’ONU, con la sua Convenzione per i diritti delle persone con disabilità, parla chiaro ed offre una soluzione tanto semplice, quanto rivoluzionaria: la disabilità non si misura attraverso le condizioni di salute, ma attraverso il rapporto tra la persona e l’ambiente che la circonda…qualunque esso sia!

Ecco quindi che, il lavoratore con disabilità, deve essere prima di tutto connotato dal suo essere persona, dal suo essere lavoratore…a causa delle sue condizioni di salute può essere svantaggiato in alcuni ambienti di lavoro, ma essere preziosa risorsa se questo ambiente viene reso accessibile.

Uomo con disabilità motoria che lavora in una vigna
Foto di Antonio Matteazzi –  © Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”

Nessuna astrazione…

Fondamentale una riflessione sulla parola “ambiente”…l’ambiente in cui può trovarsi una persona con disabilità, non è un concetto astratto…si tratta della strada, dell’autobus, del marciapiedi, dell’ospedale, della scuola, del ristorante…dell’ufficio!

L’ambiente, care lettrici e cari lettori, corrisponde alla società, ed è fatto di tutti noi.

Accomodamento ragionevole.…

Tra i potenti concetti introdotti dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, c’è quello di “reasonable accomodation”, in italiano “accomodamento ragionevole”.

Si tratta di tutti quegli aggiustamenti dell’ambiente, che, se messi in campo, possono modificare e facilitare l’interazione tra la persona con disabilità, o specifiche fragilità, e l’ambiente stesso…

Ne è un esempio famoso l’eliminazione delle barriere architettoniche, ma sono davvero molti gli esempi che faremo nei prossimi articoli…scopriremo che a volte basta davvero poco, soprattutto nei luoghi di lavoro, e che questi accomodamenti possono portare migliorie per tutti…

Si è erroneamente indotti a pensare che l’aggettivo “ragionevole” sia legato ad un accettabile investimento economico…la ratio di questo aggettivo, in realtà, va cercata nel concetto di rispetto della natura stessa degli ambienti, che siano essi città, edifici o luoghi di lavoro…

L’ONU, infatti, ha come obiettivo l’uguaglianza, che non coincide con l’egualitarismo e, promuovendo l’accomodamento ragionevole, pensa ad una società in cui i diritti di qualcuno non possono ledere i diritti di altri…

Rubo un esempio ad un mio docente di bioetica: si potrebbe mai rifare Venezia per far sì che chi fatica a camminare non trovi così tanti ponti e scale?

Un domino di stereotipi…

La persona al centro, si diceva, e un ambiente che, attraverso accomodamenti ragionevoli, diventa accessibile: ma chi si occupa di tutto ciò?

Uno dei più pericolosi stereotipi che caratterizza le riflessioni sulla disabilità, è quello che, della disabilità, si occuperà sicuramente qualcun altro!

Ecco allora che il medico rimanda all’associazione di categoria, la scuola è certa che se ne occuperà l’insegnante di sostegno, i genitori sono sicuri che i migliori ad occuparsene siano proprio loro, il governo istituirà il ministero o nominerà un sottosegretario per le politiche sulle disabilità, la persona disabile riterrà ciò ingiusto, il ministero del lavoro affiderà delle indicazioni ai centri per l’impiego con il collocamento mirato, l’azienda attenderà di ricevere qualche consiglio dal medico competente, e l’automobilista…be’, lui penserà che tutto sommato 5 minuti sulle strisce pedonali intanto che si va a comprare le sigarette, non cambieranno la vita a nessuno…

Ecco un domino di stereotipi che, comodamente adagiato sul fondo dei nostri pensieri, quando si guarda con occhi compassionevoli alle sconosciute fragilità altrui, rischia di far sì che la montagna di semplicissimi gesti che potrebbero fare la differenza, tuttosommato, possano non essere mai di nostra competenza!

Eppure, a proposito di accomodamenti ragionevoli, il più importante potrebbe proprio essere l’attenzione nei piccoli gesti, il rispetto delle regole…La disabilità è un tema che riguarda tutti!

Un domino di pregiudizi…

Posta questa riflessione, cerchiamo di non cascare anche nel domino dei pregiudizi…

attenendosi all’immagine stereotipata della persona con disabilità come persona bisognosa di cure, spesso asociale, chiusa in casa, tuttosommato abituata a portare la sua croce, esempio da seguire se compie grandi imprese sportive, caso umano per cui commuoversi se intervistata nella giornata mondiale della disabilità, si rischia di “spersonalizzarla” e cadere nel pregiudizio che la persona coincida con la sua stessadisabilità, di confondere la persona con la sua condizione di salute…

Si rischia di dimenticare che è donna, madre, uomo, padre, coniuge, fratello o sorella, giovane o anziana simpatica, antipatica, innamorata, triste, d’animo forte o più fragile…insomma persona…come tutti voi…come tutti noi!

Donna cieca che lavora al computer con display Braille
Donna cieca che lavora al computer con display Braille- Foto di Luca Zampini – © Progetto FIAF-CSVnet “Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano”

Ma andiamo a lavorare…

Nei prossimi articoli mi focalizzerò sull’ambiente di lavoro. Sono numerosi i punti di vista da cui prendere in esame l’inserimento lavorativo della persona disabile: si parte dall’azienda, ma si deve passare anche attraverso il concetto che la persona con disabilità è parte attiva e non mero utente finale di una postazione di lavoro accessibile.

Parleremo di cosa significa davvero collocamento mirato, cosa davvero offre la legge 68 del 1999, sia per le aziende, che per il lavoratore disabile…parleremo di inserimenti lavorativi di successo, senza mai perdere il focus sulle difficoltà che si possono incontrare, che esistono e non vanno nascoste…lo faremo rispondendo alle vostre domande e riflessioni, ma anche attraverso le parole di tanti esperti!

Racconteremo, inoltre, qual è, anzi, chi è, il più innovativo accomodamento ragionevole sui luoghi di lavoro previsto dalla legge: il disability manager!

Sempre e comunque, tuttavia, prima di parlare di disabilità, come insegna l’ONU, parleremo di persone.

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