DDL Zan: non solo un provvedimento contro l’omotransfobia

Vignetta con due persone, una cosiddetta normodotata e l'altra su sedia a rotelle. Dalla prima esce una nuvoletta con le espressioni: ...Handycappato? Disabile? Diversamente abile? Non deambulante?. Dalla seconda esce la nuvoletta con la frase: Veramente mi chiamo Filippo!

In questi ultimi mesi e, in particolare, in queste ultime settimane sui giornali, nei programmi televisivi e sui siti di informazione si è parlato moltissimo del disegno di legge Zan, dal nome del deputato PD primo firmatario. Se ne è parlato quasi esclusivamente in riferimento al contrasto all’omotransfobia, ma le misure previste nel DDL riguardano anche altre forme di discriminazioni fondate sui pregiudizi tra le quali l’abilismo.

L’Accademia della Crusca definisce il termine “abilismo”: come qualsiasi forma di “Discriminazione, pregiudizio o marginalizzazione nei confronti delle persone disabili.”.

Per quanto il lemma non ricorra mai nel testo del DDL, l’abilismo è una delle forme di discriminazione – insieme a quelle legate al sesso, all’orientamento sessuale e all’identità di genere– che il provvedimento legislativo intende contrastare.

Il termine abilismo deriva dall’inglese ableism, coniato negli anni Ottanta nell’ambito dei Disability Studies (la disciplina scientifica che si occupa della disabilità in una prospettiva sociale multidisciplinare). 

L’atteggiamento abilista – e di conseguenza il linguaggio abilista – deriva dal presupposto che tutti siano dotati di un corpo abile, sottovalutando le potenzialità e le capacità delle persone che hanno una disabilità fisica, sensoriale o cognitiva.

Molto spesso si concretizza attraverso un’oppressione che, in modo più o meno diretto, si palesa, lasciando spazio a giudizi e pregiudizi che inducono le persone destinatarie di questi comportamenti a cercare di nascondere o minimizzare la propria disabilità.

In sostanza l’abilismo descrive le persone definendole unicamente per la loro disabilità, attribuendo loro a priori certe caratteristiche. In tal modo le persone con disabilità vengono imprigionate in stereotipi in cui risultano diverse e irrevocabilmente inferiori. E’ qualcosa di dannoso e ingiusto, che può comportare conseguenze spiacevoli, soprattutto se radicato in abitudini e comportamenti del quotidiano.

Rientrano nell’abilismo azioni e comportamenti di vario tipo, più o meno evidenti, e in alcuni casi non necessariamente consapevoli. Sono abiliste tanto le azioni più eclatanti, come impedire l’accesso a determinati luoghi o informazioni a causa di barriere architettoniche, culturali o sensoriali, tanto quelle più sottili e subdole, come l’uso metaforico nel linguaggio comune di parole ed espressioni come “non fare il down!” o “Sembri un handicappato!” in cui la disabilità viene impiegata come metafora per esprimere qualcosa di negativo, spesso senza una reale consapevolezza da parte del parlante. O ancora, è un linguaggio abilista quello in cui si ricorre a termini con connotazioni negative per riferirsi ad una persona con disabilità, ad esempio espressioni come “è costretto in carrozzina” o “nonostante la disabilità…”.

Si è abilisti ogni qual volta si definisce una persona con disabilità guerriera, coraggiosa, meravigliosa, straordinaria solo per il fatto di compiere attività ordinarie, come uscire con gli amici, studiare, sposarsi o diventare genitore.

Nella narrazione abilistica, la disabilità non viene vista come una possibile condizione di vita o come una caratteristica dell’essere umano, ma solo come un ostacolo onnipresente da superare, un’enorme sfortuna. Da qui la tendenza alla spettacolarizzazione, al pietismo e agli atteggiamenti paternalistici, o alla rappresentazione delle persone disabili come asessuali a priori o come eterni bambini.

In Italia il termine ha iniziato ad essere utilizzato nel 2006, ma è solo nel novembre 2020 – in concomitanza appunto con l’approvazione alla Camera dei Deputati del DDL Zan – che trova applicazione al di fuori del linguaggio accademico.

Abilismo e legge Zan sono temi delicati e complessi, facilmente strumentalizzabili. Al fine di contribuire anche noi a fare un po’ di chiarezza in merito, creando le condizioni perché tutti abbiano gli strumenti per formularsi in merito un’opinione scevra di pregiudizi e stereotipi, abbiamo deciso di proporvi la lettura di due interessanti articoli, che rispecchiano la nostra posizione:

 
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