10 cose che una persona con DSA vorrebbe che tu sapessi.

Locandina "10 cose che una persona con DSA vorrebbe che tu sapessi" con, su sfondo bianco, i profili di quattro ragazzi sulla cui testa è presente una nuvoletta di colori diversi contenente numerosi caratteri alfabetici sparsi e con la scritta "I DSA sono una caratteristica" ed in fondo alla locandina su sfondo verde oltre al titolo della stessa i loghi della Erickson e della AID Associazione Italiana Dislessia
Locandina “10 COSE CHE UNA PERSONA CON DSA VOREBBE CHE TU SAPESSI”

Di Katia Caravello

“E’ intelligente ma non si applica” questa è la frase che più frequentemente si sentono dire i genitori dei bambini e dei ragazzi con un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA).

Gli alunni/studenti con DSA vengono frequentemente etichettati come svogliati, pigri o anche con un deficit cognitivo. Nulla di tutto ciò è vero: i Disturbi Specifici dell’apprendimento sono disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e lavorare con i numeri e le quantità in modo corretto e fluente, che non dipendono dalla volontà e dall’impegno profuso in tali attività ed ai quali non è associato un deficit di intelligenza.

I bambini ed i ragazzi con DSA hanno bisogno di più tempo e di strumenti compensativi per riuscire a svolgere quei compiti che per i loro compagni sono semplici.

Nel 2010 è stata promulgata una legge (n. 170/2010) che riconosce e definisce i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia), che ha  tra le sue finalità quelle di garantire il diritto all’istruzione, favorire il successo scolastico e la formazione degli insegnanti, oltre a riconoscere agli studenti il diritto  di fruire di provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso di tutti i cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari. L’approvazione della legge 170/2010 ha rappresentato sicuramente un passo avanti, ma purtroppo non ha risolto tutti i problemi: infatti ancor oggi gli studenti con DSA ed i loro genitori devono lottare per farla applicare e per far comprendere agli insegnanti (spesso non formati in maniera adeguata) che non sono di fronte ad un bambino o un ragazzo pigro o poco intelligente, ma ad una persona che ha bisogno di percorrere una strada diversa per raggiungere gli stessi risultati dei propri compagni. Ma le difficoltà non si limitano agli insegnanti: infatti spesso i compagni considerano gli ausili utilizzati come un privilegio, una facilitazione e non ne comprendono la reale funzione.

Tutto ciò a un forte impatto negativo sull’autostima dei bambini e dei ragazzi con DSA che, se non adeguatamente supportati, tendono ad abbandonare gli studi e, di conseguenza i loro sogni!

E’ dunque fondamentale parlare di questi temi, promuovere il riconoscimento e la conoscenza dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento e delle potenzialità di coloro che ne soffrono: è questo, infatti, l’unico modo per superare gli stereotipi ed i pregiudizi.

A tal fine è stata istituita la Settimana Nazionale della Dislessia, giunta alla sua sesta edizione (4-10 ottobre 2021), organizzata in Italia dall’Associazione Italiana Dislessia (AID) in concomitanza con la Settimana Europea per la Consapevolezza sulla Dislessia (European Dyslexia Awareness Week), promossa dall’EDA (European Dyslexia Association).

In questa occasione, come accade ogni anno dal 2018, il Centro Studi Erickson in collaborazione con l’AID ha lanciato la campagna “Lo sai che…?”, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla dislessia e gli altri DSA. Fulcro di questa edizione della campagna è la realizzazione e diffusione del decalogo “10 cose che una persona con DSA vorrebbe che tu sapessi” (illustrato da AntonGionata Ferrari), che è stato veicolato tramite i canali social e attraverso più di 50 mila segnalibri resi disponibili in oltre 200 librerie italiane.

Avremo modo di approfondire il tema su queste stesse pagine, per ora vi lasciamo alla lettura del decalogo, sperando che esso sia utile per favorire la conoscenza dei DSA e per superare stereotipi e luoghi comuni.

10 cose che una persona con DSA vorrebbe che tu sapessi.

1. I DSA sono una caratteristica
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia) sono disturbi del neurosviluppo che riguardano la capacità di leggere, scrivere e lavorare con i numeri e le quantità in modo corretto e fluente. Si manifestano con l’inizio della scolarizzazione e dipendono da un diverso funzionamento delle reti neuronali coinvolte nei processi di lettura, scrittura e di calcolo. Queste neurodiversità sono innate e non sono transitorie: è corretto, quindi, considerarle una caratteristica dell’individuo. I DSA non sono causati da un deficit di intelligenza, da problemi ambientali o psicologici e nemmeno da deficit sensoriali.

2. Di dislessia, discalculia, disortografia o disgrafia non ci si ammala, né si guarisce
I DSA non sono una malattia in quanto non sono dovuti a un danno organico, ma un diverso neuro funzionamento del cervello, che rende più complesso e faticoso lo sviluppo delle specifiche abilità (lettura, scrittura, numerazione, etc.), senza tuttavia precluderlo. I DSA accompagnano l’individuo per tutta la vita. Quindi non ci si ammala né si guarisce dai Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Tuttavia, le difficoltà che li accompagnano possono essere compensate.

3. Gli strumenti compensativi non sono un privilegio o una facilitazione
Gli strumenti compensativi sono tutti i mezzi, digitali e non, di cui una persona con DSA può avvalersi per superare le proprie difficoltà nella scrittura, nella lettura e nel lavorare con i numeri e le quantità: sintesi vocale, mappe concettuali, calcolatrice, registratore, etc. Gli strumenti compensativi sono un diritto sancito dalla legge 170/2010, e vengono specificati nel Piano Didattico Personalizzato (PDP) di ogni studente con DSA, a scuola. Il loro utilizzo garantisce pari opportunità di apprendimento e successo scolastico. Per le persone con DSA gli strumenti compensativi sono come gli occhiali per un miope: vanno considerati quindi come un supporto indispensabile, non come un privilegio o un’agevolazione.

4. I DSA interessano circa il 5% della popolazione italiana
Nel nostro paese non esistono dati ufficiali sul numero totale di persone con DSA, anche perché questi disturbi sono diagnosticati in maniera diffusa da meno di 30 anni. Le statistiche fornite dal Ministero dell’Istruzione, che annualmente pubblica un report sugli studenti con DSA nella scuola italiana, ci indicano che gli alunni con certificazione DSA, nell’anno scolastico 2018/2019, erano 298.114, pari al 4,9% del totale degli alunni. Proiettando questa percentuale sulla popolazione nazionale, si può quindi ipotizzare che le persone con DSA in Italia siano quasi 3 milioni.

5. Le persone con DSA hanno un’intelligenza nella norma o superiore alla norma
Le persone con DSA hanno un quoziente intellettivo nella norma o superiore alla norma. Questo non significa che siano automaticamente geniali. Le persone con DSA possono eccellere in qualsiasi ambito di studio o professionale, come testimoniano, fra gli altri, Jacques Dubochet, premio Nobel per la chimica 2017 o Philip Schultz, premio Pulitzer per la poesia nel 2008.

6. Non siamo né furbi, né svogliati: siamo persone con DSA
Spesso gli studenti con DSA si sentono ripetere la frase “è intelligente, ma non si applica”. In realtà, bambini e ragazzi con DSA anzi devono impegnarsi più dei loro compagni di classe per riuscire a svolgere attività semplici e automatiche per la maggior parte degli studenti come leggere, scrivere e lavorare con numeri e quantità. Bisogna evitare di confondere le difficoltà determinate dai DSA con una forma di pigrizia o peggio ancora come stratagemmi astuti per non studiare. Questi stereotipi, infatti, hanno pesanti ripercussioni sulla sfera emotiva delle persone con DSA, in particolar modo sull’autostima.

7. Le persone con DSA hanno punti di forza e non solo fragilità
Le persone con DSA non hanno solo punti di debolezza, ma anche punti di forza, frutto degli sforzi compiuti nell’individuare uno stile di apprendimento efficace, capace di compensare le difficoltà legate al disturbo. Spesso le persone con DSA sono dotate di talento nell’elaborazione delle informazioni visive, capacità di problem solving, intuizione, creatività e resilienza.

8. Anche se la dislessia è invisibile non significa che le sue difficoltà non esistano
I disturbi specifici dell’apprendimento sono una caratteristica “invisibile”: non sono immediatamente percepibili, e di conseguenza comprensibili, a chi non li vive in prima persona. Vuoi immedesimarti nelle difficoltà che può incontrare una persona con DSA? Prova a scrivere un testo sotto dettatura, con una mano diversa da quella che usi abitualmente (es. con la mano sinistra se sei destro). La difficoltà che stai incontrando è simile a quella di uno studente disgrafico.

9. Negli ultimi anni le certificazioni di DSA sono aumentate perché questi disturbi, sebbene tuttora sottostimati, sono più diagnosticati che in passato
Ogni anno, quando il Ministero dell’Istruzione diffonde le statistiche aggiornate sugli studenti con DSA in Italia, i titoli dei giornali parlano di “boom di diagnosi” e addirittura di “false diagnosi”. La realtà è che i disturbi specifici dell’apprendimento sono tuttora sottostimati: la crescita del numero di certificazioni, negli ultimi anni, è la conseguenza di una maggiore sensibilità e attenzione al tema dei DSA, che ha portato a un aumento delle diagnosi, che stanno portando alla luce un fenomeno in passato sommerso.

10. Le strategie per rendere la scuola inclusiva per chi ha un DSA possono essere utili anche ad altri studenti
Una didattica è realmente inclusiva quando è capace di rispondere ai bisogni educativi di tutti gli studenti. È quello a cui punta ad esempio il modello pedagogico dello Universal Design for Learning (UDL): realizzare ambienti di apprendimento flessibili, che si possano adattare alle esigenze e agli stili di apprendimento di ogni bambino/a e ragazzo/a. Questo obiettivo si può realizzare attraverso molteplici forme di coinvolgimento, molteplici mezzi di rappresentazione e molteplici mezzi di espressione. Seguendo questa prospettiva, una mappa concettuale non va considerata come uno strumento compensativo riservato gli studenti con DSA ma come un organizzatore grafico dei contenuti, utile all’apprendimento di tutti gli alunni.

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